La libertà in Spinoza (II)

Come è noto, Baruch Spinoza (1632-1677) non ammette l’esistenza del libero arbitrio. Ma ciò non significa che l’essere umano non possa essere libero. Libero arbitrio e libertà non coincidono per Spinoza. Su questo tema, come su altri concetti dell’etica spinoziana, si è occupato Steven Nadler (1958 -) in due dei suoi saggi dedicati al filosofo olandese. In Spinoza’s Ethics. An Introduction del 2006 (trad. it: La via alla felicità. L’Etica di Spinoza nella cultura del Seicento, Hoepli, Milano, 2018) Nadler dedica un denso capitolo all’ “uomo libero” come colui che ha acquisito un grado maggiore di libertà, intesa non come un’indeterminazione, ma come una relativa indipendenza causale dalle cose esterne. Per Spinoza l’uomo è libero in quanto è libero da, soprattutto libero dalle passioni, perché guidato dalla conoscenza. L’uomo libero spinoziano non va quindi inteso come nel senso forte in cui la concezione libertaria tende a pensare la libertà umana, cioè in termini di indeterminismo, di volontà incausata. Ciò che viene esclusa da Spinoza è la libertà come autodeterminazione delle volizioni, perché queste sono sempre causate da uno stato mentale e, perciò, sono determinate esternamente al loro stato volitivo. La libertà allora consiste nel fatto di essere guidati da idee adeguate e dalla potenza a conservarsi. “Ho detto libero chi venga guidato solo dalla ragione; e quindi chi nascesse libero e libero rimanesse, non avrebbe che idee adeguate” (Ethica, IV, Proposizione 68, dimostrazione). Fondamentale è capire che non è l’assenza di cause che connota la libertà, se guidata dalla ragione e dal conatus a conservarsi. C’è quindi come un dovere di essere liberi, inteso come potere di esserlo, cioè di perfezionare il proprio intelletto e di vivere secondo i dettami della ragione. Nel secondo saggio di Steven Nadler che prendo in considerazione, intitolato Tin least of death. Spinoza on how to live and how to die del 2020 (trad. it: Spinoza sulla vita e sulla morte. Una guida filosofica, Einaudi, Torino, 2021) si spiega che, per Spinoza, il fatto di poter resistere alle cose esterne non significa che disponiamo di un libero arbitrio, perché anche l’azione frutto di tale resistenza non è, a sua volta, del tutto indeterminata, perché comunque proviene dalla causa interna della ragione e della conoscenza. Determinismo e libertà sono quindi compatibili. Quando la forza degli affetti delle nostre idee adeguate è più forte delle passioni causate dalle cose esterne, e facciamo ciò che siamo determinati a fare da tali idee adeguate, è allora che siamo veramente liberi. Ne consegue che un libero arbitrio indeterminato non è una condizione necessaria per un deliberato miglioramento morale, potendo ben diventare una persona “di animo fermo e costante per fatale necessità” (cf. Lettera a Schuller, LXII)  La ricerca di una vita migliore, più razionale e più soddisfacente non richiede alcun vuoto di causalità. Non c’è bisogno di sostenere la libertà assoluta di un individuo perché agisca in un modo o in un altro con l’intento di cambiare la propria vita. La vera libertà, quindi, è fondata sulla conoscenza, perchè consiste nello scegliere di fare ciò che un essere umano sa essere bene e nel proprio interesse.

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