Nel 2022 è uscito in traduzione italiana il saggio di Étienne Balibar (1942 – ) pubblicato nel 2018 con il titolo originale Spinoza Politique. Le Transindividuel (Spinoza. Politico. Il transindivuduale, Roma, Castelvecchi, 2022). Si tratta di una raccolta di saggi centrati sul pensiero politico del filosofo olandese del XVII secolo, che presenta profili di straordinaria modernità in un’epoca, come la nostra, alle prese con la crisi della democrazia come forma di governo. In particolare, il conflitto tra libertà individuale e sicurezza collettiva che caratterizza le democrazie mature trova nel pensiero politico spinoziano una teoresi in grado di affrontarlo con equilibrio e razionalità. Spinoza è in grado di dimostrare, infatti, che sovranità dello Stato e libertà individuale non vanno separate, né, a rigore, conciliate, perché non si contraddicono. È proprio, invece, dalla tensione che esiste tra loro che deve sorgere la soluzione dell’apparente conflitto. Per Spinoza “il fine dello Stato è, nei fatti, la libertà” non “dominare, né controllare gli uomini con la paura e renderli schiavi di qualcuno, bensì di liberarli dal timore, affinché ciascuno viva, per quanto possibile, sicuramente (…) il fine dello Stato, ripeto, non è quello di trasformare gli uomini da essere razionali in bestie o in automi, ma quello di permettere che la loro mente e il loro corpo adempiano con sicurezza alle loro funzioni e gli uomini si avvalgano liberamente della ragione, non si combattano con odio, con ira o con inganno, né si sopportino con animo iniquo” (cf. Trattato teologico-politico, cap. XX, (6), in Spinoza. Opere, a cura di F. Mignini, trad. di O. Proietti, Milano, Meridiani Mondadori, 2015, pp. 726-727). Per Spinoza quindi la libertà è condizione della sicurezza, non viceversa. Questo perché se all’individuo è riconosciuta la libertà di espressione, allo Stato è permesso massimizzare le sue possibilità di assumere decisioni razionali, giovandosi della maggiore conoscenza delle reali condizioni dei suoi cittadini che tale libertà determina. Ne consegue che, a fronte di scelte razionali dello Stato, l’individuo ravvisa nell’obbedienza alle sue leggi la scelta più conveniente per sé. La libertà propria degli individui non appare più come un ostacolo al potere (potestas) dello Stato, ma come un elemento attivo, costitutivo della potenza (potentia) dello Stato. Tra le libertà e sovranità si instaura così un circolo virtuoso. Per Spinoza, siccome è “impossibile sottrarre agli uomini la libertà di dire ciò che pensano” essa non solo la si può concedere senza danno per la pace, la pietà e il diritto dei poteri sovrani, ma la si deve concedere, se si vogliono conservare questi beni. “Dove, invece, ci si affanna a toglierla agli uomini, chiamando a giudizio le opinioni di chi dissente, lì si puniscono gli onesti, che divengono così dei martiri. E le punizioni, invece di terrorizzare, motivano tutti gli altri alla ripulsa o alla misericordia, se non alla vendetta. Si corrompono quindi i buoni principi e la lealtà, si incoraggiano gli adulatori e i perfidi e infine trionfano gli avversari degli onesti, poiché si è lasciata via libera alla loro ira e chi comanda è divenuto un settario della loro dottrina, di cui essi sono maestri” (cf. Trattato teologico-politico, cap. XX (16), cit., pp. 734-735). Le sfide che oggi ha di fronte il mondo su questo tema del rapporto tra liberà e poteri sovrani trovano sicuramente nel pensiero di Spinoza una fonte di saggezza ed equilibrio, in antidoto a pulsioni irrazionali e autoritarie che attraversano la contemporaneità.
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