In questo terzo articolo dedicato al complesso saggio storiografico di Piero Di Vona (1928-2018) dal titolo Spinoza e i trascendentali (Morano editore, Napoli, 1977) mi occupo del vero come trascendentale, cioè del vero ontologico, non del vero logico, quest’ultimo inteso come conformità di tutto ciò che esiste ad un intelletto infinito, o al pensiero che è attributo di Dio. Per Spinoza la verità non è l’adeguazione dell’intelletto alla cosa (secondo la tradizionale locuzione tomistica “adaequatio rei ad intellectum”), perché la forma della verità è nel pensiero stesso, non avendo alcuna causa oggettiva. Al contrario, dipende dalla potenza naturale dell’intelletto e da questa deve essere dedotta. Ne consegue che la concordanza in cui consiste il vero e la discordanza in cui consiste il falso si produce tra l’idea ed il suo oggetto solamente in conseguenza dell’accordo, che sono interni all’idea, tra l’affermazione logica in essa contenuta e ciò che è contenuto nel concetto da noi formato. L’adeguazione non è tra l’idea e la cosa, ma è interna all’idea e soltanto per suo effetto il pensiero concorda con la cosa. La certezza della verità non abbisogna quindi di altro segno che dell’idea vera. Per questo Spinoza nel capitolo VI della parte I dei Cogitata Metaphysica (cf. Pensieri Metafisici, in Baruch Spinoza, Tutte le Opere, a cura di Andrea Sangiacomo, Bompiani, Milano- Firenze, 2019, p. 553) respinge il concetto che il vero sia un termine trascendentale o un’affezione dell’ente, e restringe con rigore la verità alla sola verità logica o verità dell’idea. Per Spinoza il vero ontologicoha solo una valenza retorica rappresentando una mera denominazione estrinseca. In questo si pone in continuità con la Scolastica post-tridentina secondo la quale l’analogia del vero ontologico con il vero logico, che è l’analogato principale, è di attribuzione estrinseca. Nell’Ethicala verità logica è riposta da Spinoza principalmente nell’idea adeguata. L’aggettivo adeguata designa la natura dell’idea in sé stessa considerata, sicché tra l’idea vera e l’idea adeguata non v’è altra differenza che la relazione estrinseca tra l’idea e l’ideato. La convenienza con l’ideato è estrinseca alla natura dell’idea. Tuttavia, è proprio in questo rapporto che consiste la verità. L’idea adeguata è l’idea considerata senza rapporto con il suo oggetto, la quale ha in sé tutte le proprietà, o denominazioni intrinseche, dell’idea vera. Da tale punto di vista, la convenienza dell’idea con il suo ideato è una proprietà estrinseca dell’idea vera. L’idea adeguata è, infatti, vera per definizione. È vera perché è un’idea perfetta, ossia formata assolutamente, e data in Dio non in quanto Egli è infinito, ma in quanto egli costituisce l’essenza della nostra mente e si esplica attraverso la natura di quest’ultima. In questo senso l’idea adeguata è tale non solo nella mente umana, ma, con pari necessità, in Dio stesso. La convenienza dell’idea con l’ideato, quando venga riferita all’idea come è data in Dio, acquista, però, per definizione, un rigoroso senso ontologico. L’ordo rerum e l’ordo idearum, infatti, nel pensiero spinoziano coincidono perché fondati sull’unicità della sostanza. Gli attributi sono una sola sostanza e i modi che da essi derivano costituiscono altrettanti enti in sé uni e medesimi, fondando coì il valore ontologico del vero. La verità è propria, però, per Spinoza solo dell’idea, non dell’essere, per cui non si dà per nulla una verità trascendentale.
L’articolo è soggetto a Copyright© secondo la Legge 22.04.1941 n. 633 (Legge sulla protezione del diritto d’autore), per maggiori informazioni consultare Termini e condizioni.
